venerdì 12 marzo 2010

Oggi ho visto...



Oggi ho visto un caiucco con tre bambini, al remo di questa canoa scavata in un unico tronco di un albero gigantesco, c'era un bambino Kuna che avrà avuto 6 o 7 anni, remava con grande perizia e conduceva chirurgicamente questo caiucco dieci volte più grande di lui. Poco più in là, sedeva composta un'altra bambina di un paio di anni più piccola, e c'era anche un terzo bambino che avrà avuto due anni, a esagerare. Il bambino di due anni dormiva senza nessuna preoccupazione al mondo, inclusa quella che il caiucco condotto dal fratellino potesse rovesciarsi e lui finir non si sa dove. Beh, per la verità nessuno degli altri pareva preoccupato, nè evidentemente dovevano esserlo i loro genitori, a terra da qualche parte a raccoglier cocchi, o a cucire molas, o forse a pescare, o a dormire sull'amaca.
Il caiucco ha accostato, io mi sono sporta e la bambina, tutta compunta, mi ha porto una piccola borsetta fatta di foglie di palma, intrecciata a mano, di squisita fattura, che conteneva un telefono cellulare. Mi ha spiegato che potevo tenere la borsina, e potevo per caso ricaricare il cellulare?
Eh già, non c'è elettricità alle capanne Kuna.
Ho tenuto la borsina, è un oggetto meraviglioso. Ho messo il cellulare in carica, ho dato loro una caramella (già scartata, nel timore che buttassero la cartina nel mare) e li ho guardati pagaiare via.
Nessuno ha mangiato la caramella, la tenevano stretta in mano senza nemmeno dare una leccatina.
Più tardi, scesi sull'isola, siamo andati alla capanna Kuna. E' fatta di frasche, di foglie di palma e di bambù, il pavimento è in terra battuta, dentro non c'è assolutamente nulla se non qualche amaca sospesa e un focolare a terra, su cui il pesce affumica lentamente su braci di cocchi per essere poi conservato in un cesto. Non c'è altro, i Kuna non possiedono niente di niente. Ci siamo avvicinati, grandi sorrisi dei bambini, la nonna, in un canto, vestita e agghindata con il costume locale, un anello d'oro al naso, un lungo segno nero tradizionale dall'attaccatura dei capelli fino alla punta del lungo naso, parlava.
Parlava al cellulare.
Non so bene quale morale trarre da questa storia, a dire il vero non so nemmeno se vi sia una morale, ognuno tragga la sua, io, mi sa, ci devo ancora rimuginare un po'

3 commenti:

  1. Io dico solo grazie a internet che ci permette di leggere le tue storie, cara Fede!

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  2. Hai descritto con tale cura la tua discesa sull'isola dei Kuna, che ho sentito la nonna chiamare Speedy-Pizza e ordinare sei margherite per cena...

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  3. Forse per non aver bisogno di niente, dobbiamo aver avuto la fortuna di possedere tutto.

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