Questo post è dedicato soprattutto alla mia amica Eli, che riceve via radio ssb questo blog ovunque io sia, anche in mezzo al mare, e lo trascrive su internet: la radio ssb, si sa, non teme mancanze di campo cellulare o di linea adsl, non conosce che i limiti della propagazione.
Cara Eli, grazie: leggi fino in fondo e saprai il perché di questa dedica!
Da qualche giorno siamo arrivati a Coco Bandero, che è una piccola isola da cartolina: una lunga spiaggia bianca con un basso fondale di acqua azzurra acqua chiara, costellato (è proprio la parola giusta!) di stelle marine grandi fino a 30 centimetri da punta a punta, si trasforma in un tratto di alte dune sabbiose, da cui le bambine scivolano e rotolano con grandi risate, rialzandosi impanate di sabbia fine.
In mezzo all'isola fa bella mostra di sé un gigantesco caiucco, scavato in un unico tronco d'albero, che funge da tavolo per grigliate o pic nic.
Dall'altro lato dell'isola c'è una capannuccia di bambù e foglie di palma, costruita in maniera un po' abborracciata e senza la consueta perizia kuna. E' troppo piccola per ospitare una famiglia kuna e mi chiedevo per quale motivo fosse stata costruita, fino a quando ho saputo che questa capannetta è stata costruita da un velista, per fornire adeguato riparo alla moglie incinta di ormai nove mesi che, catturata dalla magia del luogo, aveva deciso di partorire qui il suo primo figlio: in mezzo all'isola deserta di Coco Bandero, nella capannetta di frasche, senza nemmeno un calderone di acqua bollente, che non ho mai capito a cosa serva ma che c'è persino in Via col Vento, quando Rossella O'Hara aiuta Melania Wilkes a partorire in mezzo all'incendio di Atlanta assediata dagli yankees.
L'idea era romantica, ma il parto resta pur sempre la prima causa di decesso femminile nel mondo, e qualcosa non deve essere andato secondo programma, se nel cuore della notte è stato per loro necessario salpare in fretta e furia alla volta di Narganà, con i rischi che comporta una navigazione notturna tra i reef corallini anche per chi queste zone le conosce bene.
Come sia finita non lo so, ma so che nessun bambino è nato nella capannetta di Coco Bandero, nessun vagito ha rotto il silenzio dell'isola nell'alba rosea, e la capannina è ancora lì che attende.
Avanti la prossima!
giovedì 29 marzo 2012
venerdì 23 marzo 2012
Galloni, gallette... galli
Finalmente da qualche giorno è uscito il sole, e con lui tutto il tripudio di azzurri e turchesi di questo mare. Siamo ancorati vicino a Tiadup, una bellissima isola circondata da una larga piscina naturale di acque basse e cristalline, territorio di caccia di alcune razze leopardo dall'elegante volo alato marino.
Nonostante la bellezza, questa zona è abbastanza poco battuta , perché qui non arriva bene né la rete cellulare, né i barconi che fanno il giro degli ancoraggi per rifornire le barche di generi di prima e seconda necessità.
A proposito di questi barconi, qualche settimana fa ne è arrivato uno sottobordo, carico di frutta e verdura, e al termine della mia spesina ho sentito una domanda bizzarra. "Pollo?" mi ha chiesto il venditore. "Pollo?" ho ripetuto perplessa io, con un punto interrogativo sospeso sulla testa. Non riuscivo a capire che cosa volesse, i kuna non allevano il pollame. "No tiengo", ho risposto, pensando che mi stesse chiedendo se ne avevo io. Poi, colta da illuminazione, mi sono sporta per cercare il pesce sul suo barcone: dopo tutto, anche da noi in Italia la "gallinella" è un pesce! "Pescado?" ho chiesto, fiduciosa. "No, pollo!" ha esclamato lui, aprendo un grosso contenitore in polistirolo, nel quale, con mio sommo orrore, erano stipate, tra il ghiaccio, confezioni su confezioni di pollo surgelato, tipo quello che abbiamo nei nostri supermercati. E così, niente più "pescado", in compenso è arrivato il pollo, per i kuna è una prelibatezza.
Ieri sera guardavo i pesci argentei compiere grandi balzi vicino alla barca durante la loro caccia serale, e gustavo il delizioso filetto di pargo pescato da Alessio, cucinato in salsa di pomodoro con capperi e olive, che sul banco di una nostra pescheria costerebbe un occhio della testa.
Pensavo alle batterie di polli panamensi, stipati uno sull'altro a crescere alla luce artificiale, destinati a finire nei piatti tradizionali kuna al posto del pesce, con somma contentezza di tutti.
E riflettevo, e non per la prima volta, che il mondo è strano, e a volte non ne vengo a capo. Ma quale sia il dritto e quale il rovescio non mi riesce sempre di capirlo, e forse in fondo nessuno lo sa!
Nonostante la bellezza, questa zona è abbastanza poco battuta , perché qui non arriva bene né la rete cellulare, né i barconi che fanno il giro degli ancoraggi per rifornire le barche di generi di prima e seconda necessità.
A proposito di questi barconi, qualche settimana fa ne è arrivato uno sottobordo, carico di frutta e verdura, e al termine della mia spesina ho sentito una domanda bizzarra. "Pollo?" mi ha chiesto il venditore. "Pollo?" ho ripetuto perplessa io, con un punto interrogativo sospeso sulla testa. Non riuscivo a capire che cosa volesse, i kuna non allevano il pollame. "No tiengo", ho risposto, pensando che mi stesse chiedendo se ne avevo io. Poi, colta da illuminazione, mi sono sporta per cercare il pesce sul suo barcone: dopo tutto, anche da noi in Italia la "gallinella" è un pesce! "Pescado?" ho chiesto, fiduciosa. "No, pollo!" ha esclamato lui, aprendo un grosso contenitore in polistirolo, nel quale, con mio sommo orrore, erano stipate, tra il ghiaccio, confezioni su confezioni di pollo surgelato, tipo quello che abbiamo nei nostri supermercati. E così, niente più "pescado", in compenso è arrivato il pollo, per i kuna è una prelibatezza.
Ieri sera guardavo i pesci argentei compiere grandi balzi vicino alla barca durante la loro caccia serale, e gustavo il delizioso filetto di pargo pescato da Alessio, cucinato in salsa di pomodoro con capperi e olive, che sul banco di una nostra pescheria costerebbe un occhio della testa.
Pensavo alle batterie di polli panamensi, stipati uno sull'altro a crescere alla luce artificiale, destinati a finire nei piatti tradizionali kuna al posto del pesce, con somma contentezza di tutti.
E riflettevo, e non per la prima volta, che il mondo è strano, e a volte non ne vengo a capo. Ma quale sia il dritto e quale il rovescio non mi riesce sempre di capirlo, e forse in fondo nessuno lo sa!
sabato 17 marzo 2012
Pioggia di banane su di noi
Ehi, chi ha fatto la spia? Dopo il mio post di sfogo su quanto la nostra barca sia permalosa e vendicativa, l'indicatore di profondità nel pozzetto ci ha lasciati nel bel mezzo della navigazione... come volevasi dimostrare!
Bellissima bolinata da Narganà con mare piatto e tanto vento, forse un filo troppo invelati perché abbiamo messo più volte la falchetta in acqua: il che, tradotto, vuol dire che quando si risale il vento la barca procede inclinata, talvolta talmente tanto che uno dei suoi bordi finisce immerso in acqua, e seduti nel pozzetto si può guardare il mare... dall'alto in basso! All'interno della barca, tutto ciò che non è stato ben fissato vola da una parte all'altra della barca, e per camminare è necessario tenersi saldamente ai tientibene (che infatti non sono stati chiamati così a caso!).
Qualche notizia spicciola dalla Purple Family: negli ultimi giorni il tempo è stato infame, pioggia e vento forte quotidiani, umore a bordo ondivago, bambine a tratti litigiose, spleen in agguato. Le bambine hanno giocato a carte talmente tanto che mancava loro soltanto un bicchiere di whisky, una nuvola di fumo stantìo e una pila di dollari sul tavolo per poterle visualizzare in qualche bisca clandestina nei sobborghi di New Orleans.
Anna ha iniziato una collezione di semi che sta raggiungendo proporzioni preoccupanti e che non pare esser vicina a conclusione, Chiara glieli sottrae sistematicamente tutti, nascondendoli in tutti i recessi della barca con conseguente caccia al tesoro di tutta la famiglia, tra gli alti lai di Anna.
In questi giorni ho compiuto diversi errorucci di valutazione, da vera principiante: il primo è stato di tagliare i capelli ad Alessio a prua, in una giornata ventosissima: alla fine del taglio, con orrore ci siamo resi conto che la coperta era cosparsa a tappeto di capelli tagliati, e l'equipaggio, armato di straccio e ramazza, ne ha avuto per un paio d'ore.
Il secondo è stato comprare diversi caschi di bananine verdi, che abbiamo appeso fuori, sotto i pannelli solari: forse pensavo che maturassero una alla volta, permettendoci di allungare mollemente la mano e coglierne tre o quattro al giorno, con comodo e secondo nostre necessità. Invece, dopo un solo giorno tutte le banane sono passate contemporaneamente, stile semaforo, da un bel verdone militare a un chiassoso giallo canarino e, dopo un giorno ancora, hanno cominciato a cadere spontaneamente dai caschi con dei secchi "toc". Il consumo di banane giornaliero è aumentato esponenzialmente, poi c'è stata la prima defezione da parte di Anna (mamma, basta, non ne posso più di mangiare banane), poi ha ceduto Chiara che, siccome è ghiottissima di banane, ha resistito stoicamente, finché all'ennesima domanda "Chiarina, la vuoi una banana?" ha sentenziato, seccamente "A me non piacciono PIU' le banane!".
Quando la pioggia di bananine è diventata una ossimorica grandinata molliccia, ho a malincuore buttato tutto a mare.
Appena in tempo: cominciavo ad avere la sensazione che mi stessero crescendo la pelliccia e la coda!
Bellissima bolinata da Narganà con mare piatto e tanto vento, forse un filo troppo invelati perché abbiamo messo più volte la falchetta in acqua: il che, tradotto, vuol dire che quando si risale il vento la barca procede inclinata, talvolta talmente tanto che uno dei suoi bordi finisce immerso in acqua, e seduti nel pozzetto si può guardare il mare... dall'alto in basso! All'interno della barca, tutto ciò che non è stato ben fissato vola da una parte all'altra della barca, e per camminare è necessario tenersi saldamente ai tientibene (che infatti non sono stati chiamati così a caso!).
Qualche notizia spicciola dalla Purple Family: negli ultimi giorni il tempo è stato infame, pioggia e vento forte quotidiani, umore a bordo ondivago, bambine a tratti litigiose, spleen in agguato. Le bambine hanno giocato a carte talmente tanto che mancava loro soltanto un bicchiere di whisky, una nuvola di fumo stantìo e una pila di dollari sul tavolo per poterle visualizzare in qualche bisca clandestina nei sobborghi di New Orleans.
Anna ha iniziato una collezione di semi che sta raggiungendo proporzioni preoccupanti e che non pare esser vicina a conclusione, Chiara glieli sottrae sistematicamente tutti, nascondendoli in tutti i recessi della barca con conseguente caccia al tesoro di tutta la famiglia, tra gli alti lai di Anna.
In questi giorni ho compiuto diversi errorucci di valutazione, da vera principiante: il primo è stato di tagliare i capelli ad Alessio a prua, in una giornata ventosissima: alla fine del taglio, con orrore ci siamo resi conto che la coperta era cosparsa a tappeto di capelli tagliati, e l'equipaggio, armato di straccio e ramazza, ne ha avuto per un paio d'ore.
Il secondo è stato comprare diversi caschi di bananine verdi, che abbiamo appeso fuori, sotto i pannelli solari: forse pensavo che maturassero una alla volta, permettendoci di allungare mollemente la mano e coglierne tre o quattro al giorno, con comodo e secondo nostre necessità. Invece, dopo un solo giorno tutte le banane sono passate contemporaneamente, stile semaforo, da un bel verdone militare a un chiassoso giallo canarino e, dopo un giorno ancora, hanno cominciato a cadere spontaneamente dai caschi con dei secchi "toc". Il consumo di banane giornaliero è aumentato esponenzialmente, poi c'è stata la prima defezione da parte di Anna (mamma, basta, non ne posso più di mangiare banane), poi ha ceduto Chiara che, siccome è ghiottissima di banane, ha resistito stoicamente, finché all'ennesima domanda "Chiarina, la vuoi una banana?" ha sentenziato, seccamente "A me non piacciono PIU' le banane!".
Quando la pioggia di bananine è diventata una ossimorica grandinata molliccia, ho a malincuore buttato tutto a mare.
Appena in tempo: cominciavo ad avere la sensazione che mi stessero crescendo la pelliccia e la coda!
sabato 10 marzo 2012
La vita è una parabola, o forse una parabolica
Eccomi qua, in questi giorni abbiamo girato parecchio, ci siamo mossi prima verso Cangombia, che ha una spiaggia bellissima piena di stelle marine ed è completamente riparata dal vento ma, siccome tutto ha un prezzo, è infestata dalle citras, ovvero insettini minuscoli, praticamente invisibili a occhio nudo, il cui morso causa bollicine che rimangono pruriginose per giorni e giorni, con conseguenti furiosi grattamenti notturni. Abbiamo poi fatto tappa a Narganà, che è il villaggio Kuna più vasto e popoloso dell'intero arcipelago, dotato di una scuola, di un ospedale e persino di una banca. Narganà mi ha riservato la prima vera amara sorpresa di queste isole, perché rispetto a due anni fa è radicalmente cambiata: i tetti di larghe foglie di palma o banano sono stati sostituiti da tetti di lamiera o forse ethernit, su ognuno dei quali svetta la sua brava parabolica: a Narganà è arrivata la tivù satellitare, a fare finalmente sulla popolazione Kuna il lavaggio del cervello che nessuna invasione occidentale, sotto forma di barche o turismo vario, era riuscita finora a fare, ovvero scalzare la cultura secolare Kuna per sostituirla con quella del consumo, e per indurre finalmente qualche bisogno in una popolazione che per secoli non ne ha avuti affatto. E dunque, i bambini che prima sciamavano sorridenti per le strette viuzze sabbiose, correndo, giocando, interrogandoti curiosi e facendoti dono di grandi e bianchissimi sorrisi, sembrano scomparsi. Li intravedi imbambolati davanti alla tivù per ore, mentre lentamente, sottilmente, giorno per giorno viene loro ripetuto che non si può vivere felici senza questo o senza quello, e non importa se i loro avi lo hanno fatto per secoli, il mondo è cambiato e indietro non si torna, lo dice la tivù che ha sempre ragione. Quasi scomparsi e maltenuti anche i negozietti in cui ferveva il commercio, quando siamo entrati a far provviste di frutta e verdura in una tienda un tempo piena di attività e clienti, il proprietario si è alzato di malavoglia dalla sua amaca, lo sguardo sempre fisso sul grande schermo, impaziente di tornare alla sua miniserie tivù, mentre due pappagallini verdi, in una minuscola gabbietta, si beccavano furiosamente.
Una mia cara amica un giorno scrisse che forse bisogna arrivare ad aver tutto per desiderare di non possedere nulla, ma io non concordo. Perdonate la mia vena odierna di invettiva catoniana (o forse dovrei dire catodica?!) ma io credo sinceramente che questo popolo, un giorno non lontano, dirà o penserà, e con ragione, che si viveva meglio quando si viveva peggio...
Una mia cara amica un giorno scrisse che forse bisogna arrivare ad aver tutto per desiderare di non possedere nulla, ma io non concordo. Perdonate la mia vena odierna di invettiva catoniana (o forse dovrei dire catodica?!) ma io credo sinceramente che questo popolo, un giorno non lontano, dirà o penserà, e con ragione, che si viveva meglio quando si viveva peggio...
mercoledì 7 marzo 2012
Piove, piove, la pompa non si muove... più
Siamo arrivati a Cayo Hollandes, fuori piove e tira vento, si è rotta l'autoclave (cioè l'affare che pompa elettricamente l'acqua dolce fuori dal serbatoio), una montagna di piatti sporchi attende di essere lavata, Alessio munito di pila frontale opera a cuore aperto la pompa.
Sono giunta a una conclusione: la nostra barca è gelosa, dispettosa e vendicativa. Guai a muoverle una minima critica, o peggio a fare un complimento ad alta voce a un'altra barca, o anche solo a esprimere un muto desiderio per una doccia calda o un giro di lavatrice. L'offesa mortale è stata lanciata, e si può star sicuri che il conto verrà servito al momento giusto. Ad esempio, si romperà la drizza del fiocco durante la traversata dell'Oceano Atlantico (dicembre 2005), oppure partirà il termostato del frigorifero costringendoti a spegnere e riaccendere il frigo manualmente ogni due ore (gennaio 2007), oppure morirà il generatore eolico quando è la tua unica fonte di energia alternativa, obbligandoti ad accendere il motore svariate ore al giorno per ricaricare le batterie (2009), poi siccome il motore a quel punto è diventato necessario, cederà la cinghia dell'alternatore del motore stesso (sempre 2009), o ancora, si romperà il pilota automatico incollandoti al timone per ore nelle lunghe navigazioni (2010) e, dulcis in fundo, passerà a miglior vita il frigorifero, visto che hai due bambine piccole a bordo, chili di parmigiano e prosciutto e litri di latte da conservare (2010).
Poiché la barca sa attendere e la vendetta è un piatto da gustare freddo, prima che si rompa qualche sistema essenziale per la qualità di vita di bordo devono verificarsi le seguenti circostanze: vento a 25 nodi fisso con raffiche a 30 nodi (corrispondenti, per i terricoli, a una sessantina di chilometri orari), pioggia intermittente a intervalli fissi, con scrosci a cortina, equipaggio murato in barca.
La configurazione post rottura è sempre la stessa: barca sventrata, pezzi di ricambio e utensili da tutte le parti, padre sporco di grasso o olio a testa in giù in qualche gavone, madre con pettinatura a schiaffo fatta dal vento che latra "NO" in continuazione, in preda al cabin fever, alle sue figlie in assetto variabile:
a) esplorativo: quanti begli utensili, quante belle viti, anzi ci piace proprio questa qui che è l'unico esemplare in grado di entrare nel ricambio che sta aggiustando papà, oops ci è caduta in sentina! Scuuuuusa!
b) litigioso: fatti in là, no fatti in là tu, no tu, no tu c'ero prima io, no io, uhaaa mamma mi ha picchiato sulla testa, buahhh papà ha cominciato lei, sei brutta, no brutta tu, no tu, eccetera.
c) enciclopedico: papà che cosa stai facendo? Perché lo stai facendo? Perché si è rotto? Perché avviti quello? A che cosa serve questo? Quando finisci? Perché non funziona? Perché non mi rispondi? Perché ti devi concentrare? Non si diiiiice quella parooooolaaaaaa!
Oh, mi raccomando, acqua in bocca, che tutto questo resti tra di noi: se una sola parola giunge all'orecchio della nostra barca, potrebbe capitare che la randa decida di stracciarsi durante la prossima navigazione!
Sono giunta a una conclusione: la nostra barca è gelosa, dispettosa e vendicativa. Guai a muoverle una minima critica, o peggio a fare un complimento ad alta voce a un'altra barca, o anche solo a esprimere un muto desiderio per una doccia calda o un giro di lavatrice. L'offesa mortale è stata lanciata, e si può star sicuri che il conto verrà servito al momento giusto. Ad esempio, si romperà la drizza del fiocco durante la traversata dell'Oceano Atlantico (dicembre 2005), oppure partirà il termostato del frigorifero costringendoti a spegnere e riaccendere il frigo manualmente ogni due ore (gennaio 2007), oppure morirà il generatore eolico quando è la tua unica fonte di energia alternativa, obbligandoti ad accendere il motore svariate ore al giorno per ricaricare le batterie (2009), poi siccome il motore a quel punto è diventato necessario, cederà la cinghia dell'alternatore del motore stesso (sempre 2009), o ancora, si romperà il pilota automatico incollandoti al timone per ore nelle lunghe navigazioni (2010) e, dulcis in fundo, passerà a miglior vita il frigorifero, visto che hai due bambine piccole a bordo, chili di parmigiano e prosciutto e litri di latte da conservare (2010).
Poiché la barca sa attendere e la vendetta è un piatto da gustare freddo, prima che si rompa qualche sistema essenziale per la qualità di vita di bordo devono verificarsi le seguenti circostanze: vento a 25 nodi fisso con raffiche a 30 nodi (corrispondenti, per i terricoli, a una sessantina di chilometri orari), pioggia intermittente a intervalli fissi, con scrosci a cortina, equipaggio murato in barca.
La configurazione post rottura è sempre la stessa: barca sventrata, pezzi di ricambio e utensili da tutte le parti, padre sporco di grasso o olio a testa in giù in qualche gavone, madre con pettinatura a schiaffo fatta dal vento che latra "NO" in continuazione, in preda al cabin fever, alle sue figlie in assetto variabile:
a) esplorativo: quanti begli utensili, quante belle viti, anzi ci piace proprio questa qui che è l'unico esemplare in grado di entrare nel ricambio che sta aggiustando papà, oops ci è caduta in sentina! Scuuuuusa!
b) litigioso: fatti in là, no fatti in là tu, no tu, no tu c'ero prima io, no io, uhaaa mamma mi ha picchiato sulla testa, buahhh papà ha cominciato lei, sei brutta, no brutta tu, no tu, eccetera.
c) enciclopedico: papà che cosa stai facendo? Perché lo stai facendo? Perché si è rotto? Perché avviti quello? A che cosa serve questo? Quando finisci? Perché non funziona? Perché non mi rispondi? Perché ti devi concentrare? Non si diiiiice quella parooooolaaaaaa!
Oh, mi raccomando, acqua in bocca, che tutto questo resti tra di noi: se una sola parola giunge all'orecchio della nostra barca, potrebbe capitare che la randa decida di stracciarsi durante la prossima navigazione!
domenica 4 marzo 2012
Acqua, cuoco, cuochino
Non c'è nulla come la barca in grado di mettere l'essere umano a confronto con i propri limiti. Nel corso di tutti questi anni di vela, ho perso la conta dei miei limiti come persona, come compagna e come genitore. Alcuni sono stati per me una sorpresa, altri una ineluttabile conferma, come ad esempio il mio limite come cuoca. Provengo da generazioni di cuoche sopraffine, eppure non ho ereditato il gene della buona cucina, nonostante abbia avuto un Dolce Forno di ordinanza e un'infanzia regolarmente passata ad assistere in cucina a manufatti culinari di ogni genere: non possiedo l'istinto assassino dell'ingrediente segreto, non padroneggio il "pizzico" di sale, ho il terrore del "quanto basta", l'"a piacere" mi mette ansia. Il mio primo esperimento di pane a bordo, sette lunghi anni orsono, ha avuto come risultato un oggetto adatto per la disciplina olimpica di lancio del peso . Il mio primo pesce sfilettato, al termine dell'operazione, sembrava uscito direttamente dal frullatore, pronto per una tartare. Quando mi metto ai fornelli io, la cucina è un delirio di pentole e piatti sporchi, circa due terzi in più di quanti ne utilizzi Alessio per cucinare la stessa cosa. Poiché la barca è un ambiente particolarmente ostico anche per la cuoca più navigata (mi si passi il gioco di parole!), per anni ho cercato speranzosa una velista gemella di inettitudine, (dopo tutto uno come Moitessier mangiava biscotti per cani!), ma invano: il popolo delle donne veliste giramondo è capace di mettere a tavola dieci persone in mezz'ora di preparazione, chiacchierando amabilmente come se niente fosse, si scambia per radio complicate ricette di sformati ed elaborati dolci al cucchiaio, e come il Cuoco Svedese dei Muppets lancia il pesce in aria mulinando coltelli affilatissimi e il pesce ricade nel piatto in filetti ordinati e perfettamente puliti, pronti per essere messi in forno o passati in padella.
C'è da dire che molte lo fanno di mestiere (intendo saper cucinare bene) perché le loro barche fanno charter, ovvero offrono delle minicrociere a pagamento sulle loro barche a ospiti paganti, tuttavia il mare pullula di casalinghe perfette, per piacere e non per necessità. A volte però dalla conversazione spicciola arriva un piccolo conforto. Ad esempio, ieri siamo stati invitati a cena su una barca e siamo stati immancabilmente serviti di ogni prelibatezza: "ma tu che cosa facevi prima di imbarcarti?" ho chiesto alla marziana "La cuoca in un ristorante" mi ha risposto lei, con un largo sorriso.
Aaaaaah, beh!
C'è da dire che molte lo fanno di mestiere (intendo saper cucinare bene) perché le loro barche fanno charter, ovvero offrono delle minicrociere a pagamento sulle loro barche a ospiti paganti, tuttavia il mare pullula di casalinghe perfette, per piacere e non per necessità. A volte però dalla conversazione spicciola arriva un piccolo conforto. Ad esempio, ieri siamo stati invitati a cena su una barca e siamo stati immancabilmente serviti di ogni prelibatezza: "ma tu che cosa facevi prima di imbarcarti?" ho chiesto alla marziana "La cuoca in un ristorante" mi ha risposto lei, con un largo sorriso.
Aaaaaah, beh!
mercoledì 29 febbraio 2012
Arrivati a Cayo Limon
Ehi! Ma da quanti giorni non scrivo?! Riemergo dal mio blackout narrativo, non abbiamo ancora trovato una routine di vita a bordo regolare che mi permetta di ritagliarmi un tempo quotidiano per questo blog.Siamo ancorati a Cayo Limon da qualche giorno, di fronte all'isola su cui due anni fa Anna fu aggredita e morsa da un cane sciolto. Ci sono voluti due giorni di navigazione per arrivare fin qui, abbiamo percorso 70 miglia che, a una velocità di circa 6 nodi di media, fanno circa 12 ore complessive di navigazione, spezzate appunto in due giorni. La navigazione è stata tranquilla, il primo giorno avevamo il vento in faccia e abbiamo praticamente smotorato tutto il tempo, il che è non è mai piacevole con il mare mosso, ma il secondo giorno la nostra rotta aveva un angolo diverso rispetto al vento e abbiamo potuto issare le vele, e ci siamo fatti una bella bolinata con mare mosso e onde di due metri a intervalli di circa 8 secondi.
Abbiamo buttato la lenza per la pesca a traina ma, con grande delusione delle bambine e anche nostra, non abbiamo pescato niente.
Le bambine si sono comportate alla grande, hanno giocato in pozzetto tutto il tempo e hanno dormito per lunghi pezzi di navigazione, manifestando qualche insofferenza solo verso la fine della giornata.
Non riesco a capacitarmi di quanto sia diventata facile la nostra vita a bordo, la differenza con due anni fa è gigantesca. Spariti i pannolini, le pappe, le notti di sonno frammentate e le cure parentali continue, la qualità della nostra vita in barca è aumentata esponenzialmente. Ho larghe finestre temporali, un tempo inconcepibili, che posso interamente dedicare a leggere, a pensare e in generale a me stessa. Le bambine sono diventate completamente autonome, giocano moltissimo insieme e la barca è il loro regno incontrastato in cui prendono vita le più fantasiose storie e avventure. Giocano con qualsiasi cosa: semi, conchiglie, piccoli frutti simili a ghiande, qualsiasi cosa la natura e l'ambiente circostante offra loro.
Quando non hanno nulla con cui giocare, giocano senza nulla o, per meglio dire, giocano con niente.
Cayo Limon è abitata da una famiglia Kuna composta dalla matriarca della famiglia, vestita sempre del vestito tradizionale Kuna e con anello d'oro al naso, da sua figlia, che come tutte le donne giovani Kuna ha un'età indefinita che potrebbe benissimo essere una qualsiasi tra i 25 e i 40 anni, e dalla nipotina di 8 anni, una bambina molto timida che vorrei tanto giocasse con Anna e Chiara ma che non sono finora riuscita a convincere a toccare nemmeno una paletta. L'unico componente maschio del nucleo è un ragazzo di circa 16 anni che si occupa di pescare e di contribuire a tenere pulita l'isola dalle sterpaglie che altrimenti finirebbero per soffocare le palme da cocco. L'intera famiglia vive in due larghe e linde capanne con le pareti di bambù, il tetto di foglie di palma e il pavimento in terra battuta, all'interno delle quali non vi è nulla, letteralmente nulla, se non qualche amaca appesa. I Kuna non possiedono niente, e tuttavia paiono convivere senza nessun problema con la civiltà occidentale che vive in barca e si comporta sulle loro isole non come ospiti ma come padroni, pescando il loro pesce, scendendo sulle loro spiagge e usando l'acqua dei loro pozzi, e talvolta attendendosi persino la loro gratitudine imperitura quando gli si fa dono munifico di un gallone di benzina, di qualche lattina di Coca Cola o di qualche scotta ormai esausta.
A proposito di doni munifici, ieri la mamma della bimba Kuna mi ha chiesto se per caso avessi dello smalto per unghie colorato da regalare a lei e a sua figlia. Mi sono guardata tristemente le unghie rosicchiate, e ho crollato la testa: non hanno avuto fortuna, tra tutte le altre veliste a disposizione cui chiedere dello smalto per unghie, dovevano proprio incontrare un'onicofaga!
lunedì 20 febbraio 2012
Caduta...con stile
Ultimi giorni qui al marina di Shelter Bay. Come già sperimentato in passato, la vita attraccati al porto ha un che di alienante, Alessio si tiene impegnato svitando, martellando, trapanando e ingrassando (nel senso che spalma il grasso, non che ingrassa lui), mentre io basculo con le bambine tra la piscinetta del marina e la lavanderia.
A dire il vero il senso di alienazione è solo mio, perché le bambine non si annoiano mai, e anche quando restiamo in barca nelle ore più calde della giornata trovano sempre qualcosa da fare, ma al termine dei loro giochi, all'occhio scorato del genitore di turno si presenta una visione pollockiana della loro cabina, completamente eviscerata: pennarelli, libretti, animali di plastica, vestiti di ogni foggia e dimensione sono buttati qua e là senza alcun criterio, in un ambiente ristretto che, più di ogni altro, chiede a gran voce un po' di ordine per risultare vivibile. Maria Montessori si rivolterebbe nella tomba.
Ieri abbiamo inoltre inaugurato il nostro immancabile bollettino medico di bordo con una rovinosa caduta di Chiara, che è atterrata di faccia piena e si è tagliata profondamente l'interno del labbro superiore , con annessa una bella botta agli incisivi, spero senza conseguenze permanenti sugli stessi (solo il tempo lo dirà), e oggi sfoggia delle labbra a canotto degne di una starlette televisiva dopo una visita al chirurgo plastico.
Il nostro "umorometro" di bordo oggi indica "equilibrio precario": e non è solo quello di Chiara!
A dire il vero il senso di alienazione è solo mio, perché le bambine non si annoiano mai, e anche quando restiamo in barca nelle ore più calde della giornata trovano sempre qualcosa da fare, ma al termine dei loro giochi, all'occhio scorato del genitore di turno si presenta una visione pollockiana della loro cabina, completamente eviscerata: pennarelli, libretti, animali di plastica, vestiti di ogni foggia e dimensione sono buttati qua e là senza alcun criterio, in un ambiente ristretto che, più di ogni altro, chiede a gran voce un po' di ordine per risultare vivibile. Maria Montessori si rivolterebbe nella tomba.
Ieri abbiamo inoltre inaugurato il nostro immancabile bollettino medico di bordo con una rovinosa caduta di Chiara, che è atterrata di faccia piena e si è tagliata profondamente l'interno del labbro superiore , con annessa una bella botta agli incisivi, spero senza conseguenze permanenti sugli stessi (solo il tempo lo dirà), e oggi sfoggia delle labbra a canotto degne di una starlette televisiva dopo una visita al chirurgo plastico.
Il nostro "umorometro" di bordo oggi indica "equilibrio precario": e non è solo quello di Chiara!
mercoledì 15 febbraio 2012
Shelter Bay, dove eravamo rimasti
Shelter Bay Marina, atto terzo: l'altroieri le bambine e io siamo arrivate a destinazione dopo il lungo viaggio Milano-Panama, con scalo ad Amsterdam, cominciato alle 3 del mattino del 12 febbraio e terminato alle ore 21.00 ora locale di Panama, che in Italia corrispondono giustappunto alle 3 del mattino, dunque durante il nostro lungo viaggio le lancette dell'orologio hanno fatto un giro di 24 ore precise.
Che dire, cari amici della Purple Family, innanzitutto ben ritrovati dopo due anni di assenza da questi schermi e a chi di voi ha buona memoria dico: quest'anno si cambia, niente racconto dell'odissea di viaggio di una madre scarmigliata e sfatta che cerca di barcamenarsi tra passeggini, bagagli pieni di liofilizzati e confezioni di latte in polvere per lattanti, e bambine urlanti, abbarbicate alle caviglie mentre inflessibili controllori di volo ispezionano certosinamente il bagaglio a mano in cerca dell'ordigno letale che si nasconde certamente nella tettarella di un biberon dall'aria molto sospetta.
Niente corse affannate spingendo passeggino, bagagli a mano e infanti stanche e affamate verso il gate che sta facendo l'ultima chiamata prima di chiudere i portelloni, e guarda caso sta scandendo proprio il nome della madre maratoneta e della sua discendenza.
Niente giochi da mago illusionista sull'aereo, mentre si cerca di strizzarsi in tre nel bagno microscopico dell'aereo per uno degli innumerevoli cambi pannolino, in aperta sfida alla legge dell'impenetrabilità dei corpi.
Niente di tutto questo: quest'anno il viaggio è andato liscio come l'olio, tra cartoni animati, junk food e sonnellini tattici. Le bambine sono state collaborative al massimo e sono arrivate galvanizzate dalla prospettiva di rivedere il papà dopo 5 settimane di separazione.
E' stato un normalissimo viaggio aereo intercontinentale e non un'epopea, e io sono persino riuscita a vedermi due film!
E dunque, eccoci al Shelter Bay Marina, in piena preparazione della cambusa prima della nostra partenza, prevista per il fine settimana, e degli ultimi lavoretti prima di salpare.
Isole dei mari del sud, arriviamo!
Che dire, cari amici della Purple Family, innanzitutto ben ritrovati dopo due anni di assenza da questi schermi e a chi di voi ha buona memoria dico: quest'anno si cambia, niente racconto dell'odissea di viaggio di una madre scarmigliata e sfatta che cerca di barcamenarsi tra passeggini, bagagli pieni di liofilizzati e confezioni di latte in polvere per lattanti, e bambine urlanti, abbarbicate alle caviglie mentre inflessibili controllori di volo ispezionano certosinamente il bagaglio a mano in cerca dell'ordigno letale che si nasconde certamente nella tettarella di un biberon dall'aria molto sospetta.
Niente corse affannate spingendo passeggino, bagagli a mano e infanti stanche e affamate verso il gate che sta facendo l'ultima chiamata prima di chiudere i portelloni, e guarda caso sta scandendo proprio il nome della madre maratoneta e della sua discendenza.
Niente giochi da mago illusionista sull'aereo, mentre si cerca di strizzarsi in tre nel bagno microscopico dell'aereo per uno degli innumerevoli cambi pannolino, in aperta sfida alla legge dell'impenetrabilità dei corpi.
Niente di tutto questo: quest'anno il viaggio è andato liscio come l'olio, tra cartoni animati, junk food e sonnellini tattici. Le bambine sono state collaborative al massimo e sono arrivate galvanizzate dalla prospettiva di rivedere il papà dopo 5 settimane di separazione.
E' stato un normalissimo viaggio aereo intercontinentale e non un'epopea, e io sono persino riuscita a vedermi due film!
E dunque, eccoci al Shelter Bay Marina, in piena preparazione della cambusa prima della nostra partenza, prevista per il fine settimana, e degli ultimi lavoretti prima di salpare.
Isole dei mari del sud, arriviamo!
mercoledì 16 giugno 2010
Finalmente le foto!
venerdì 16 aprile 2010
Saluti e ringraziamenti

E così, domani si parte. Cioè, si parte sempre che l'aeroporto di Malpensa non sia chiuso per via della nube di ceneri vulcaniche islandesi che sta bloccando tutti gli aeroporti del Nord Europa del mondo. Se così sarà, è possibile che io rimanga bloccata a Newark, nella tratta da Newark a Milano. In effetti il volo cancellato con bambine al seguito ancora manca al mio palmares, ma a volerla vedere da altra angolazione, è un po' come un videogioco: livello beginner, volo diretto a destinazione. Livello advanced, volo con scalo. Livello master, volo con scalo con cancellazione della tratta intermedia.
Faccio finta di prenderla sul ridere, ma mi tremano i polsi al solo pensiero!
Vabbè, comunque questo è l'ultimo o uno degli ultimi post di questa stagione, il blog chiude e si congeda fino alle prossime avventure veliche della Purple Family.
Stavolta vorrei chiudere con saluti e ringraziamenti.
Saluto subito tutti quelli che di solito se ne vanno dal cinema prima della fine dei titoli di coda, potete smettere di leggere anche subito perché vi prometto che da qui alla fine del post non succederà più nulla di nuovo.
Ringrazio tutti i fans della Purple Family, scrivo questo mio diario di bordo soprattutto per lasciare un ricordo alle mie figlie ma un po' anche per voi. Dicono che l'uomo è un animale sociale, deve essere vero perché una comunità, seppur virtuale, è pur sempre una comunità e se io vi ho aperto uno scorcio sulla nostra vita, ho usato la medesima finestra per guardare io stessa un po' fuori, o per lo meno immaginare di farlo.
Ringrazio molto la mia amica Elisabetta per essersi presa l'impegno di ricevere e pubblicare i miei post trasmessi via radio un byte alla volta.
Ringrazio tutti i miei amici e un pensiero particolare va alle mie amiche che sono mamme di uno o più figli: care ragazze, credetemi quando vi dico che anche solo sapere che in moltissime situazioni avreste capito perfettamente cosa ho provato mi ha fatta sentire meno sola e meno aliena, e mi è stato di conforto e aiuto.
Ringrazio i miei familiari, che hanno capito il senso e il significato che io attribuisco a questo progetto in barca, e le mie motivazioni, e lo accettano anche quando non lo condividono o lo incoraggiano, contribuendo a renderlo possibile, ognuno a suo modo.
E un ringraziamento speciale va ad Alessio, per la sua inesauribile pazienza e per aver condiviso con me la cura delle bambine e in più essersi fatto interamente carico della responsabilità della navigazione e della pulizia e manutenzione della barca, nonché della cucina. Diciamocelo senza peli sulla lingua, si è fatto un culo stratosferico.
Io scrivo quasi sempre quando sono di buon umore e dunque in questo blog sembro sempre razionale, in pieno controllo della situazione e persino in grado di fare dello spirito, ma dietro le quinte ci sono stati anche tanti miei pianti, le crisi, i "basta, non ne posso più", i musi e le paturnie, e Ale mi è sempre stato vicino: non che ci sia una valida alternativa alla vicinanza, quando si è in barca in mezzo alle isole, ma questo non gli toglie il merito della sua prestazione, eccezionale come sempre. Grazie amore mio!
Mancano le foto, direte. Arrivano, arrivano, e ne sarete avvertiti.
Buon vento a tutti!
Sfoghi


Tranquilli, so che la parola "sfogo", dopo due mesi e mezzo di dettagliati resoconti di eritemi impetiginizzanti, esantemi e ascessi, vi fa pavlonianamente pensare a qualche nuova lesione cutanea, ma stavolta lo sfogo è nel senso di lamentela.
Sfogo n. 1: e va bene, lo so che è difficile far capire il concetto di solidarietà femminile a una bambina di 3 anni e mezzo, soprattutto dal momento che una buona parte di donne raggiunge l'età adulta senza sentire affatto il bisogno di questo sentimento; però, quando la mamma e il papà ti hanno spiegato che tu puoi andare in piscina, ma non devi far troppa pubblicità, perché la tua sorellina di due anni invece non può venirci anche se lo vorrebbe tantissimo, è così difficile capire che se tu strombazzerai "io vado in piscina, tu invece non puoi venire", SICURAMENTE la tua sorellina cadrà nella disperazione? Non è difficile, infatti Anna lo capisce benissimo, e proprio per questo lo fa. Sgrunt.
Sfogo n. 2: io devo avere qualche impulso di espiazione di un grave peccato commesso nella mia vita precedente, altrimenti non si spiega come mai io continui ad andare a mangiare nel ristorante di Shelter Bay, sebbene io ogni volta giuri croce sul cuore che non ci metterò piede mai mai mai più. E' costoso, si mangia male e il servizio è pessimo.
Anche stasera, come sempre, ci siamo seduti a un tavolo nel ristorante deserto (già questo dovrebbe insospettire qualcuno che non c'è mai stato, nel nostro caso non c'è nemmeno questa giustificazione). Una cameriera ha bradipeggiato verso di noi, buttandoci là svogliatamente due hamburger con patatine fritte, un fish and chips dall'aria sinistra e un'insalata di pollo condita con salsina ammazzadigestione. Anna ha iniziato a smontare il suo hamburger pezzo dopo pezzo "questo pane non mi piace, l'insalata non mi piace, la maionese non mi piace, il pomodoro mi piace ma sporco di maionese che non mi piace, questa carne non mi piace". Come darle torto, in fondo. Poi, con la sorella, si è sbafata tutte le patatine fritte, alla faccia del salutismo alimentare. Di ritorno in barca, tutta argentina, ha trillato "che bello andare al ristorante, io voglio andare al ristorante tutte le sere!".
Ri-sgrunt.
Ah, mi sono sfogata, adesso sì che mi sento più leggera: in senso figurato però, la cena non l'ho ancora digerita!
A Shelter Bay
Per quanto riguarda il bollettino medico di bordo, ho finalmente buone notizie, la cui lettura a seguire sconsiglio vivamente ai facilmente impressionabili.
Dopo essere stato aperto due giorni fa, con scarsi risultati, l'ascesso di Chiara era ormai diventato un enorme bubbone violaceo e infetto, che non avrebbe sfigurato nemmeno nei capitoli sulla peste dei Promessi Sposi. Cominciavo a preoccuparmi seriamente, ma ieri l'ascesso ha scelto di aprirsi di nuovo spontaneamente con una fuoriuscita lavica di materiale purulento (deboli di stomaco, vi avevo avvertiti!) di cui non avevo mai visto in vita mia l'uguale.
Ovviamente, il pestifero bubbone ha forse scelto per aprirsi un momento di calma, con i due i genitori pronti e disponibili, armati di garze, disinfettante e ogni bendidio per procedere a un drenaggio e a una medicazione decente? Eh no, troppo facile! Il blob è esploso invece in piena navigazione, con Alessio fisso al timone in andatura portante (niente pilota automatico, è doveroso ricordarlo!), entrambe le bambine in pozzetto, Chiara piangente e abbarbicata al mio collo, mentre io le schiacciavo in qualche modo l'Orrendo Affare con una mezza garza trovata chissà dove. Anna consolava la sorellina, e subito dopo si girava verso il papà e gli diceva "BLEAH! Ma che schifo!". Molto incoraggiante, non c'è che dire...
Comunque vi ho sentiti, laggiù che avete detto anche voi la stessa cosa!
L'ascesso era composto di due o forse anche tre diversi focolai di infezione in diverso grado di maturazione, da cui le proporzioni considerevoli anche per un adulto, figuriamoci per una piccolina di due anni.
Fatto sta che già stamattina l'ascesso si presentava piatto e sgonfio, e oggi pomeriggio il violaceo lasciava già spazio a un bel colore rosa e sano. Se non ne avessi documentato l'aspetto nella sua fase acuta, potrei quasi credere di essermelo sognato. Potenza dei due anni.
Bene, ai coraggiosi tra di voi che sono giunti fin qui dopo questa lettura molto pulp tra lacrime, sangue, pus e l'immancabile cacca che naturalmente, manco a dirlo, non è mancata nel momento topico nemmeno stavolta, dico che anche questa è passata e ora siamo in porto, in senso figurato ma anche letteralmente: siamo arrivati a Shelter Bay, e come sempre le ritrovate comodità - la corrente elettrica illimitata, l'acqua corrente a volontà, una lunga doccia, lo sciacquone del water, internet, eccetera - mi sembrano dei lussi mai provati.
Aspetto con impazienza la prima lavatrice per aspirare di nuovo l'odore paradisiaco di lenzuola fresche di bucato!
Dopo essere stato aperto due giorni fa, con scarsi risultati, l'ascesso di Chiara era ormai diventato un enorme bubbone violaceo e infetto, che non avrebbe sfigurato nemmeno nei capitoli sulla peste dei Promessi Sposi. Cominciavo a preoccuparmi seriamente, ma ieri l'ascesso ha scelto di aprirsi di nuovo spontaneamente con una fuoriuscita lavica di materiale purulento (deboli di stomaco, vi avevo avvertiti!) di cui non avevo mai visto in vita mia l'uguale.
Ovviamente, il pestifero bubbone ha forse scelto per aprirsi un momento di calma, con i due i genitori pronti e disponibili, armati di garze, disinfettante e ogni bendidio per procedere a un drenaggio e a una medicazione decente? Eh no, troppo facile! Il blob è esploso invece in piena navigazione, con Alessio fisso al timone in andatura portante (niente pilota automatico, è doveroso ricordarlo!), entrambe le bambine in pozzetto, Chiara piangente e abbarbicata al mio collo, mentre io le schiacciavo in qualche modo l'Orrendo Affare con una mezza garza trovata chissà dove. Anna consolava la sorellina, e subito dopo si girava verso il papà e gli diceva "BLEAH! Ma che schifo!". Molto incoraggiante, non c'è che dire...
Comunque vi ho sentiti, laggiù che avete detto anche voi la stessa cosa!
L'ascesso era composto di due o forse anche tre diversi focolai di infezione in diverso grado di maturazione, da cui le proporzioni considerevoli anche per un adulto, figuriamoci per una piccolina di due anni.
Fatto sta che già stamattina l'ascesso si presentava piatto e sgonfio, e oggi pomeriggio il violaceo lasciava già spazio a un bel colore rosa e sano. Se non ne avessi documentato l'aspetto nella sua fase acuta, potrei quasi credere di essermelo sognato. Potenza dei due anni.
Bene, ai coraggiosi tra di voi che sono giunti fin qui dopo questa lettura molto pulp tra lacrime, sangue, pus e l'immancabile cacca che naturalmente, manco a dirlo, non è mancata nel momento topico nemmeno stavolta, dico che anche questa è passata e ora siamo in porto, in senso figurato ma anche letteralmente: siamo arrivati a Shelter Bay, e come sempre le ritrovate comodità - la corrente elettrica illimitata, l'acqua corrente a volontà, una lunga doccia, lo sciacquone del water, internet, eccetera - mi sembrano dei lussi mai provati.
Aspetto con impazienza la prima lavatrice per aspirare di nuovo l'odore paradisiaco di lenzuola fresche di bucato!
martedì 13 aprile 2010
L'ascesso
E così, ieri abbiamo salutato con molta commozione Gigi, Carlotta, Roberto e Inma e abbiamo iniziato il nostro viaggio di ritorno verso Shelter Bay. Prima tappa Porvenir, per fare i documenti di uscita.
Per la serie Il Medico in Famiglia, molto gettonato dalle mie figlie durante gli ultimi due mesi e mezzo, riporto che un insignificante brufolino, o forse una puntura di insetto, ma insomma una roba da nulla, si è evoluto negli ultimi 5 giorni in un ascesso violaceo e purulento sulla schiena di Chiara, ad altezza fine pannolino.
Il Gentalyn Beta, forse applicato a buoi già fuggiti dalla stalla, non è stato in grado di bloccare sul nascere l'infiammazione e la successiva infezione e perciò oggi, su indicazione della pediatra, Ale e io abbiamo dovuto aprirlo e drenare il sangue e il pus. Purtroppo temo che questa operazione dovrà essere ripetuta più di una volta, e dico solo che avrei preferito mille volte doverlo fare su di me, purché fosse risparmiata questa esperienza alla mia Chiarina, molto consolata e incoraggiata da Anna per tutta la durata dell'operazione.
Per complicare tutta la faccenda, domani ci aspetta un intero giorno di navigazione, e dopodomani un'altra mezza giornata e poi saremo a Shelter Bay, dove presumibilmente porterò Chiara in ospedale per farla vedere da un medico, sperando che per allora la situazione abbia imboccato una via di miglioramento, dal momento che sabato mi attende il viaggio di 18 ore per Milano, da sola con le bambine.
Non vorrei metterla giù troppo dura, ma il viaggio è già abbastanza complicato anche con le bambine in perfetta salute, in condizioni ottimali e di umore celestiale, figuriamoci con una bambina che non riesce a stare seduta!
Vabbè, adesso è l'ora di sperare per il meglio, prepararsi al peggio e vivere giorno per giorno, domani lunga navigazione e tappa a Linton, confido almeno che il mese e mezzo passato all'ancoraggio costantemente rollante di Coco Ovest mi risparmierà se non altro la iattura del maldimare.
Seguiranno aggiornamente nei prossimi giorni.
Per la serie Il Medico in Famiglia, molto gettonato dalle mie figlie durante gli ultimi due mesi e mezzo, riporto che un insignificante brufolino, o forse una puntura di insetto, ma insomma una roba da nulla, si è evoluto negli ultimi 5 giorni in un ascesso violaceo e purulento sulla schiena di Chiara, ad altezza fine pannolino.
Il Gentalyn Beta, forse applicato a buoi già fuggiti dalla stalla, non è stato in grado di bloccare sul nascere l'infiammazione e la successiva infezione e perciò oggi, su indicazione della pediatra, Ale e io abbiamo dovuto aprirlo e drenare il sangue e il pus. Purtroppo temo che questa operazione dovrà essere ripetuta più di una volta, e dico solo che avrei preferito mille volte doverlo fare su di me, purché fosse risparmiata questa esperienza alla mia Chiarina, molto consolata e incoraggiata da Anna per tutta la durata dell'operazione.
Per complicare tutta la faccenda, domani ci aspetta un intero giorno di navigazione, e dopodomani un'altra mezza giornata e poi saremo a Shelter Bay, dove presumibilmente porterò Chiara in ospedale per farla vedere da un medico, sperando che per allora la situazione abbia imboccato una via di miglioramento, dal momento che sabato mi attende il viaggio di 18 ore per Milano, da sola con le bambine.
Non vorrei metterla giù troppo dura, ma il viaggio è già abbastanza complicato anche con le bambine in perfetta salute, in condizioni ottimali e di umore celestiale, figuriamoci con una bambina che non riesce a stare seduta!
Vabbè, adesso è l'ora di sperare per il meglio, prepararsi al peggio e vivere giorno per giorno, domani lunga navigazione e tappa a Linton, confido almeno che il mese e mezzo passato all'ancoraggio costantemente rollante di Coco Ovest mi risparmierà se non altro la iattura del maldimare.
Seguiranno aggiornamente nei prossimi giorni.
venerdì 9 aprile 2010
Agli sgoccioli


Eh già, siamo agli sgoccioli di tutto, ormai, cambusa, vino, detersivo per i piatti, biancheria pulita e soprattutto giorni di permanenza qui a Coco Ovest e più in generale alle San Blas: il mio volo di ritorno si avvicina a grandi passi e da domenica iniziamo la nostra marcia di avvicinamento a Panama, dove arriveremo presumibilmente il 14 e dove il 15 trascorrerò presumibilmente l'intera giornata nel locale lavanderia, esattamente come fu alla vigilia della nostra partenza due mesi e mezzo orsono, e così il cerchio si chiuderà.
A proposito di mutande e di biancheria in generale, ieri riflettevo, e non per la prima volta, che su una barca anche i 7 peccati capitali tendono a essere diversi. Ad esempio, l'accidia è quasi una virtù, in compenso il disordine è un peccato gravissimo, di cui io mi macchio quotidianamente. "Papà,la mamma è DAVVERO molto disordinata" ha detto ieri Anna, emettendo una sentenza senza appello, soprattutto perché non ho trovato validi argomenti per ribattere.
In verità, avevo anche trovato una brillante soluzione per ovviare alla mia tendenza cronica al disordine in barca (ma vale ovunque!), ovvero portare e tenere poche cose, secondo la logica che chi non possiede nulla non può lasciare in giro nulla.
Però non ha funzionato. Infatti, avendo io finito abbastanza presto le mie cose da lasciare qua e là, ho cominciato ben presto ad attingere furtivamente alle cose degli altri, dapprima disseminando le cose delle bambine ovunque o accumulando mucchi di mutandine e vestiti in tutti i recessi della cabina di poppa, e infine frugacchiando persino tra le cose di Alessio.
Il risultato finale, dopo un mese di ancoraggio fisso a Coco Ovest, tende decisamente verso l'entropia totale.
E tornando ai peccati capitali, qui in barca l'avarizia (di acqua dolce e energia delle batterie, ad esempio) è necessaria, lo spreco invece un peccato imperdonabile. Uno scatto d'ira è più gestibile di un malumore che si prolunga per ore o giorni. La gola è un atto di ripetto verso i magnifici pesci che finiscono in gloria sui nostri piatti, non saperli cucinare un grave peccato.
E noi dunque ci avviamo alla fine di questa stagione, e abbiamo quasi finito di peccare, chi più chi meno, chi in un modo chi nell'altro, e ci apprestiamo a salutare i nostri amici, ed è questo il peccato più grande di tutti!
lunedì 5 aprile 2010
Aprile, macché dolce dormire




Torno al blog dopo due giorni di assenza post insonnia sine causa, che mia ha lasciata con i neuroni che nuotavano in tondo stolidamente, come pesci rossi in una boccia di vetro. Come tutte le madri, concordo pienamente con chi iscrive la privazione forzata del sonno nella lista delle torture proibite dalla convenzione dei diritti umani e, come madre in particolare di due figlie piccole, dovrei aver fatto un certo callo alla penuria cronica di sonno.
E invece, dopo due notti trascorse con l'occhio sbarrato a guisa di pesce sopra il tavolo di marmo di una pescheria, mentre nel mio cervello infuriava un risiko di neurotrasmettitori impazziti, desiderosi di prendere il sopravvento l'uno sull'altro, e mentre dopamina e serotonina si disputavano la Kamchatka, sperando di dilagare in Eurasia per raggiungere finalmente il loro obiettivo, io ho infine scoperto una legge psicofisica che mi riguarda: ovvero, al diminuire del sonno, cresce il peso specifico della mia scassamarronaggine.
Più precisamente, il mio peso atomico raggiunge svariate tonnellate, dunque non si capisce come faccia la barca a rimanere a galla.
Qui di seguito elenco qualcuna delle molte frasi dello stesso tenore da me pronunciate senza soluzione di continuità durante la giornata di ieri e indirizzate ai vari membri dell'equipaggio. A tempo perso, si può provare a indovinare il fortunato destinatario di ciascuna.
"Ma sono le 6 e 30! Torna nel tuo letto, è PROIBITO svegliarsi prima delle 7".
"Ma perché abbiamo solo tè verde? E' come bere la sciacquatura dei piatti".
"Quando pulirai TU tutte le tue briciole, potrai mangiare vagando per la barca. Fino ad allora, mangi al tavolo".
"Il tuo piatto è pieno delle stesse cose, allora perché mangi dal suo se lei non vuole?"
"E perché lei non può mangiare le cose dal tuo piatto, se tu tanto non le vuoi più?"
"Vai a pescare ANCHE oggi? Ah."
"Ce ne sono DUE uguali, sono rosa uguali, sono brutti uguali, PERCHE' vuoi proprio il suo?"
"Se dico di non farlo, non vuole dire che se non ti guardo lo puoi fare!"
"Come faccio a sapere dove hai nascosto il tuo orsetto? E' il TUO migliore amico, non il mio!".
"Quando torno voglio passare un intero pomeriggio a guardare l'oblò della lavatrice. E' uno spettacolo meraviglioso".
Meno male che ci pensa Carlotta a mettere le cose a posto, inviandoci Gigi con qualche prelibatezza: la pizza, le crepes, la quiche, la torta.
Le bocche masticano, gli animi si placano, i sorrisi tornano, gli stomaci si saziano, e le palpebre (finalmente) calano.
Mia nonna e mia mamma me lo avevano detto, e avevano ragione. Saper cucinare bene è una cosa essenziale.
Nella prossima vita giuro che imparerò!
sabato 3 aprile 2010
La palma del vicino è sempre più verde

La palma del vicino sarà sempre più verde, a parte quelle di Barbecue Island. L'altro ieri siamo andati a Barbecue Island per partecipare alla festa tra barche che si tiene ogni anno in questo periodo, e ho notato che lì le palme sono più gialle del normale, e hanno pochissimi cocchi. Il dito sospetto va puntato, si dice, sull'erbetta spinosa che qualche americano ha fatto attecchire, e che evidentemente si sta ciucciando goccia a goccia tutta l'acqua dolce dell'isola, uccidendo lentamente ma inesorabilmente ogni altra forma di vegetazione che non sia ella medesima. Sempre lo stesso americano tiene pulita e in ordine quest'isola eliminando maniacalmente ogni erbaccia (tranne l'erbetta già citata), in maniera però molto diversa dai Kuna che hanno tutt'altro modo per manutere le isole, ovvero intervenendo il meno possibile e lasciando i coccheti in un loro equilibrio simbiotico con il resto della vegetazione spontanea dell'isola. Certo, l'aspetto è assai più selvaggio e disordinato, però le palme sono cariche di frutti. Anche qui, ci sarebbero delle analogie da fare, delle ipotesi da formulare e delle conclusioni da trarre, e come sempre ognuno tiri le sue!
La festa è stata molto carina, quest'anno non c'è stato nemmeno bisogno di fare i turni alternandosi in barca, le bambine hanno ballato e saltato e corso senza sosta per tutta la serata, dando prova di una resistenza e di un'energia veramente invidiabile.
A proposito di feste, e sempre a proposito di palme e di vicini, qualche giorno fa abbiamo organizzato una grigliata in spiaggia, e siccome tirava un po' di vento gli uomini hanno tirato su una capannetta di foglie secche di palma, alla maniera Kuna. Poi si è tirato un po' tardi, le pentole sono state lasciate nella capannetta fino al giorno dopo, e le braci si sono spente lentamente, brillando nella notte, ben visibili anche dalle isole vicine.
E così, guarda la coincidenza, il giorno dopo è arrivato il padrone dell'isola, ovvero un vecchierello Kuna di una settantina d'anni, che ha esaminato allarmato la capanna, il focolare, le amache, le pentole e le tracce del festino. Carlotta si è subito prodigata in scuse e spiegazioni, e quando il vecchietto ha capito che era tutta roba nostra, ha sorriso sollevato: no no, non c'era problema, facessimo pure come volevamo, lui temeva solo che sull'isola si fosse installato qualche altro Kuna.
Orbene, ho immaginato la stessa cosa da noi: in un'elegante casa di campagna, un bel giorno arriva il legittimo proprietario, e nel suo giardino trova un accampamento, tenda, fornelletto e sacchi a pelo. Si palesano degli illustri sconosciuti, buongiorno passavamo di qua, abbiam visto questa bella casa e ci siamo fermati, disturbiamo mica? Il proprietario dice ah salve, piacere di conoscervi, no no prego, anzi se posso offrirvi qualcosa, meno male che siete voi, pensavo fosse il mio vicino Caio Sempronio, che se lo vedo sulla mia proprietà gli aizzo il cane contro!".
E in fondo, a pensarci bene, tutto il mondo è paese: a chi non è capitato di fare un picnic su un bel prato, in qualche bell'alpeggio in montagna, senza che nessuno venisse a dirgli niente? Ma se a stender la tovaglia fosse stato il proprietario del maso lì vicino, sarebbero usciti gli schioppi!
venerdì 26 marzo 2010
Pollicino



Certo che siamo viziati. Sono ormai lontani tempi in cui il nulla regnava sovrano, qui alle San Blas, e una lattina di mais o di fagioli erano il massimo della verdura cui si poteva aspirare. Adesso, suppergiù una volta alla settimana, una lancia a motore carica di ogni bendidìo parte da Narganà e fa il giro degli ancoraggi a rifornire le barche di frutta, verdura e altri generi di prima e addirittura di seconda necessità. Per dire, volendo si può comprare anche il detersivo per i piatti, o la cocacola. Vabbè, comunque non avevo bisogno di trovarmi in un posto sperduto delle San Blas per avere la riprova che la cocacola arriva dappertutto, non conosce limiti e frontiere, sì non cresce ancora sugli alberi o sulle palme ma sono certa che prima o poi succederà anche questo.
Come dicevo è arrivata la lancia della frutta e della verdura, e noi tutti felici e contenti abbiamo fatto la nostra spesa settimanale, poi abbiamo lasciato tutto in coperta in attesa di essere lavato ed esaminato.
Eh già, perché dopo che nel 2006, prima della traversata transatlantica, a guisa di novella arca di Noè imbarcammo una coppia di scarafaggi nascosti tra la frutta e verdura, con le conseguenze che vi lascio immaginare, siamo diventati scrupolosi al limite del paranoico per quanto riguarda il lavaggio e l'esame di ogni verdura a bordo.
Dunque, con tutto bellamente esposto in coperta siamo tornati di sotto a far colazione, finita la quale ho dato a Chiara tutte le bucce da buttare a mare, cosa che le piace molto.
Orbene, ogni genitore ben sa che un bambino troppo silenzioso è un bambino innocuo solo a patto che dorma, diversamente sta architettando o compiendo qualche danno, di solito irreversibile. Io lo so bene, perché le mie bambine mi hanno, nell'ordine, allagato la casa, affrescato divani e pareti e pelato in un sol colpo tutte le piante di basilico, menta e salvia. Però lo hanno fatto molto silenziosamente!
Ergo, dopo qualche secondo di silenzio sospetto di Chiara, mi sono affacciata in pozzetto giusto in tempo per vedere mia figlia che gettava fuoribordo, con regolarità cronometrica e con movimento elegante dell'avambraccio, tutta la frutta e la verdura appena acquistata, una alla volta.
Una fila variopinta di ortaggi galleggianti si snodava dalla nostra poppa verso il largo, come un lungo nastro colorato.
"NOOOOOOO!" ho ruggito, senza trovare altre parole che articolassero meglio il concetto che volevo trasmettere.
Dopo di che, un osservatore esterno e imparziale avrebbe potuto vedere la differenza di sangue freddo di cui i due generi maschile e femminile presenti a bordo hanno dato prova in questo frangente.
Una donna adulta saltellava gridando "Ale tuffatituffatituffatituffati prendileprendileprendileprendile", un'altra femmina più piccola saltellava gridando "papà galleggiano! Prendileprendileprendile", e un'altra femmina ancora più piccola saltellava gridando "Oh oh! Ho fatto un pasticcio! Oh oh!".
L'unico uomo a bordo, ben lungi dal tuffarsi, ha calato senza fretta il gommone, ha atteso Gigi che aveva visto la scena e arrivava a dare aiuto, e insieme sono andati con calma a recuperare la frutta e la verdura, che la corrente aveva spinto ormai lontano.
Già, il gommone. E chi ci avrebbe mai pensato: vuoi mettere come è più logico tuffarsi vestiti e senza pinne, nuotare affannosamente, rastrellare a nuoto tutta la frutta e la verdura e poi tornare indietro controcorrente, spingendo in qualche maniera tutto quanto?! Era un impulso ben più sensato, no?
lunedì 22 marzo 2010
A Coco Ovest




Niente, non riusciamo a muoverci di qui. Il fatto è che sono arrivati Inma e Roberto, che e insieme a Gigi e Carlotta fanno una compagnia talmente piacevole che nessuno di noi ha voglia di mettersi in viaggio, chi per cercare il gas, chi per fare acqua, chi per rifare la cambusa. I tre "ragazzi" sono andati a pesca insieme, qualche giorno fa, e sono tornati al tramonto, talmente carichi di pesci e con un'aria talmente colpevole, che noi donne non abbiamo nemmeno trovato la forza di arrabbiarci seriamente. Carlotta ha simbolicamente confiscato il fucile a Gigi, Inma, che è basca, ha invece detto a Roberto che gli avrebbe presentato pesce a colazione, pranzo e cena per i successivi cinque giorni. Io non ho avuto molto da aggiungere, se non che prendevo atto che c'erano altri tre bambini con muta e fucile, oltre alle mie figlie di 2 e 3 anni. La conseguenza di tutto questo è che il giorno dopo è stata allestita una grigliata in spiaggia e abbiamo fatto una bella festa, e in effetti poi abbiamo mangiato pesce mane e sera per 3 giorni, e però cucinato in talmente tante fogge e versioni, una più squisita dell'altra, dal carpione alla tartare, dal sevice alla griglia, dal pesce al forno a quello in padella con olive e capperi, che alla fine abbiamo perdonato gli uomini e i fucili sono stati dissequestrati.
Per il resto, non c'è molto di nuovo da riportare. Per il capitolo "disgrazie", riporto dolorosamente che ieri mattina, in seguito a una mia colpevole disattenzione, ho cancellato per sbaglio dalla macchina fotografica tutte le foto dell'ultimo mese. Non tutte in assoluto, ma un bel patrimonio di bellissime istantanee sono state perdute per sempre. Non le avevo ancora trasferite sull'hard disk.
Ho pianto come un vitello.
Le bambine si sono precipitate a consolarmi, per Chiara la questione era semplice, per lei doveva certamente trattarsi di male fisico e dunque aveva un rimedio infallibile "mamma dove ti fa male? Ti do un bacino e ti passa!", Anna invece si è fatta spiegare bene il perché di tanto dispiacere, e poi mi ha detto "mamma non piangere, vedrai che ne facciamo di nuovo un mucchio!".
Ho sorriso tra le lacrime per questa uscita così saggia.
Tra le varie fotografie perse, ci sono anche quelle delle pescate fatte: ma Alessio mi ha detto di non preoccuparmi, lui si sacrificherà e andrà a pescare per prendere altri pescioni, così che io possa rifare le foto perdute.
Che uomo generoso, eh!
giovedì 18 marzo 2010
Alla canna del gas


Niente paura, non siamo noi agli sgoccioli, è proprio la nostra riserva del gas per cucinare che è finita, e dunque tra poco dovremo lasciare il bellissimo ancoraggio di Coco Ovest, dove siamo ormai fermi da una settimana, e far rotta verso Narganà per riempire le bombole ormai vuote.
Non ne abbiamo nessuna voglia, le bambine hanno ormai preso possesso del territorio, e con nostra soddisfazione (ma c'è da dire che Alessio lo aveva previsto sin dall'inizio) hanno dismesso e progressivamente dimenticato tutti i loro ingombranti e chiassosi giocattoli da spiaggia in plastica, e giocano con tutto quello che trovano: conchiglie, bastoncini, foglie di palma, pezzi di corallo, qualsiasi cosa va bene. L'unico svantaggio è che poi pretendono di portare a bordo tutti i loro tesori, e poiché c'è un limite alla quantità di conchigliame vario che può essere stipato in barca, a volte son dolori quando è ora di rimontare sul gommone. Chiara a dire il vero è generalmente poco affezionata alle sue proprietà e la maggior parte delle volte accetta di buttare allegramente in mare le sue cose, e se capita anche quelle di Anna, e allora sì che scatta la tragedia: Anna si ricorda certosinamente dei suoi possedimenti ed è capace disperarsi per un pezzo di conchiglia gettato proditoriamente fuori bordo dalla sorellina e perduto per sempre.
Ieri Alessio e io abbiamo osato montare in spiaggia, per la prima volta quest'anno, le amache, ed è stato un esperimento riuscito. Sdraiata sull'amaca, mi dondolavo mollemente con un piede, e guardavo le mie bambine correre avanti e indietro, giocare assieme, cercare, trovare, costruire in una autonomia totale e industriosa che l'anno scorso sarebbe stata fantascienza, e vederle così libere e felici mi ha fatta sentire in pace con me stessa e con il mondo.
Verso mezzogiorno le bambine hanno dato segni inequivocabili di fame e stanchezza, cominciando a buttarsi la sabbia negli occhi reciprocamente, a spingersi e a litigarsi la stessa conchiglietta bianca, attorniate da decine di conchiglie esattamente uguali a quella, e allora Alessio ed io ci siamo guardati, e senza proferir parola abbiamo ripiegato le nostre amache.
Time out finito, la partita ricomincia.
E' stato breve ma è stato bello, e chi si accontenta gode!
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